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Intervista a Simone Chiarolla: quando la sfida non conosce limiti

Simone Chiarolla, Ironman a Dubai 2020
Simone Chiarolla, Ironman a Dubai 2020
medaglia a Simone Chiarolla, Ironman a Dubai 2020

D. Ciao Simone, raccontaci la tua storia indicandoci anche quali sono state le tue figure chiave

R. La mia vita è suddivisa in 3 fasi molto importanti: la prima è quella che ha preceduto l’incidente del 2007, dopo c’è stato un periodo di transizione/depressione fino al 2012 e poi la rinascita.

Le prime due fasi le tralascerei: sono una parte buia della mia vita. Ho imparato a guardare sempre avanti e a pensare che tutto ciò che ci capita di bello o di brutto è comunque un’esperienza, un percorso che ci serve per crescere e per affrontare in maniera migliore il resto della vita. 

La mia rinascita inizia quando incontro Marianna, la donna che poi è diventata mia moglie. È stata lei la scintilla che ha riacceso la mia voglia di rivalsa, di dimostrare che, qualunque sia la nostra condizione fisica o psichica o economica, si può sempre raggiungere un obbiettivo, che sia smettere di fumare, comprare un’auto o una casa oppure tagliare un traguardo sportivo.

Nel 2014 ho acquistato a rate la mia prima bici (handbike) e ho iniziato a pedalare per puro divertimento. Ho quindi incominciato ad informarmi scoprendo che venivano organizzate gare di handbike (paraciclismo) in tutta Italia e così ho iniziato a parteciparvi.

Dopo solo un anno ho scoperto il Triathlon e me ne sono innamorato subito perché unisce 3 sport (nuoto, ciclismo, corsa) ma soprattutto perché è una sfida continua.

Le mie prime gare erano su distanza sprint (750 mt di nuoto, 20 km di bici, 5 km di corsa) ma il mio vero sogno era quello di partecipare all’Ironman.

Mi sono allenato duramente per 4 anni prima di partecipare al primo con tutte le paure del caso e quasi 5 per farne uno con consapevolezza dei propri mezzi (a Dubai). Può sembrare poco ma partire per fare 2 km di nuoto, 90 km di bici e 21 km di corsa, con la convinzione di finirlo bene non è una cosa semplice, soprattutto quando ti trovi davanti all’oceano e vedi una boa a 1 km di distanza sapendo che devi arrivare fino a lì e poi ritornare indietro.

D. Quale aspetto ti appassiona di più in uno sport?

R. Prediligo gli sport in cui la mente gioca un ruolo determinante come nello snooker che è un gioco simile al biliardo. Il campione inglese Ronnie O’Sullivan è sicuramente lo sportivo che seguo di più. Secondo me la forza mentale gioca un ruolo chiave non solo in tutti gli sport ma anche nella vita.

D. Quali reputi siano le tue qualità vincenti?

R. Sicuramente la prima è quella di non mollare mai, la perseveranza. Mi capita spesso di essere stanco e avere dolori muscolari o problemi di salute ma cerco sempre di allenarmi dando il 110%. È l’unico modo che ho per non avere scuse nel caso fallissi un obbiettivo.

La seconda è un pizzico di arroganza: per raggiungere un obbiettivo la prima cosa è crederci e dire “io ce la farò”. Poco prima di partire per Dubai molti mi chiedevano se ero pronto: io con la testa ero già al traguardo sotto le 5 ore (l’obbiettivo che mi ero prefissato quando mi sono iscritto).

La terza non è una qualità vincente ma è sicuramente una componente fondamentale delle mie vittorie ed è il sostegno di chi mi sta vicino e condivide con me i miei obbiettivi: mia moglie, il mio preparatore e alcuni amici. Da solo non ce l’avrei mai fatta.

D. Come Fresia Alluminio, anche tu credi nell’importanza delle sfide e di porsi costantemente nuovi obbiettivi?

R. Porsi delle sfide è fondamentale. È l’unico modo per crescere. Sbagliare fa parte del percorso e per la mia esperienza posso dire che è impossibile non trovare ostacoli ma quando mi capitano non mi demoralizzo e mi ripeto sempre: più è dura la salita e maggiore sarà la soddisfazione quando arriverò in vetta.

 

D. Alla luce di quanto ci hai raccontato, quale potrebbe essere secondo te uno slogan in comune tra te e noi?

R. Per essere grandi bisogna pensare in grande ma non basta: per essere migliori bisogna lavorare il doppio degli altri.

D. Come è cambiato secondo te il rapporto della società con la disabilità?

R. Oggi è sicuramente migliorato rispetto a quando ho avuto l’incidente nel 2007, ma ciò che è veramente cambiato sono io. Le persone vedono come sei in base a come vuoi farti vedere. Ci sono medici, imprenditori, sportivi in carrozzina grazie ai quali veniamo visti come persone normali, anzi forse anche migliori.

D. Un’ultima domanda: sia tu che tuo padre avete lavorato in Fresia Alluminio. Che ricordi hai di quel tuo periodo presso di noi?

R. Ho lavorato in Fresia Alluminio nel mio periodo buio di transizione. Loro sono stati una seconda famiglia che mi accolto e cercato di aiutare, anche per questo ci tengo a ringraziarli. Reputo Fresia Alluminio una grande azienda che ha saputo sempre mettersi in gioco ed investire per crescere e rimanere ai vertici come un’eccellenza nel mercato dei serramenti in alluminio. Ci vuole coraggio e loro ne hanno avuto parecchio. Per chi ci lavora deve essere motivo d’orgoglio e uno stimolo a dare sempre il massimo.
27 febbraio 2020