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24 settembre 2026:
I costi del "fare o del "non fare" nel nuovo evento di Fresia Alluminio

D. Questo convegno si incentrerà sulla scelta cruciale tra “fare” e “non fare”, su quanto ci costerà e su quanto costerà soprattutto alle future generazioni: può svilupparci questo concetto?

“Riqualificare edifici è una scelta. Ma anche non farlo lo è, solo che le sue conseguenze si vedono meno, arrivano più tardi, ricadono su altri: su chi abita, sulla salute, su chi verrà dopo. L'unico lato positivo del non fare è non fare gli errori del passato.
Il convegno del 24 settembre mette le due scelte una di fronte all'altra: il costo nascosto del non fare, e il valore che nasce quando si decide di fare, insieme.
Per l'Italia questo valore si può anche misurare: parliamo di 15-18 posti di lavoro per ogni milione investito in riqualificazione. Ma sotto quel numero c'è un'eredità meno visibile: competenze, fiducia nelle istituzioni, una qualità dell'abitare che dura più a lungo di chi l'ha decisa.
È quello il vero costo del non fare: non è quello che perdiamo noi. È quello che non lasciamo a chi viene dopo.”

D. L’immagine guida del convegno vede alcuni bambini affacciati a dei balconi: qual è il messaggio che si è voluto trasmettere?

“Guardate bene questa foto: è la stessa balconata, ripetuta decine di volte sulla stessa facciata. Uno stesso modulo, abitato in decine di modi diversi: un binocolo, uno zainetto, una palla che vola da un balcone all'altro.
È l'immagine più precisa di cosa intendiamo per riqualificazione: non un intervento privato, appartamento per appartamento, ma un'infrastruttura comune che rende possibile tutto quello che vediamo.
Il valore, qui, non è quello che si legge sul prezzo di un immobile rifatto. È il valore pubblico che si vede nella palla che attraversa lo spazio tra due case: la prova che un edificio ben pensato non isola le famiglie, le mette in relazione. E sono proprio questi bambini a deciderne l'eredità: la riceveranno, o la pagheranno, a seconda di cosa scegliamo oggi.”

D. Che cosa si intende con “edilizia industrializzata”, un altro argomento cardine del Convegno del 24 settembre?

“L'edilizia industrializzata non è fare le case in fabbrica invece che in cantiere — è cambiare il modo in cui i pezzi di un edificio si parlano tra loro. Un serramento, oggi, non è più solo una finestra: è il punto dove l'isolamento dell'involucro incontra gli impianti, le rinnovabili, la domotica che li governa.
Se il serramento è pensato insieme a questi elementi — non dopo, non a parte — allora l'intero edificio può avvicinarsi al -60% di consumi che le ristrutturazioni profonde richiedono.
È per questo che il tema entra di forza nell'edilizia industrializzata: il singolo prodotto, da solo, vale meno della filiera che lo tiene insieme. Se ne discuterà anche con il Politecnico di Torino, che porta su questo tema uno sguardo disciplinare — quello di un'architettura che deve ancora scrivere le regole di questo modo nuovo di costruire.”

Tra i vari interventi che si alterneranno nel corso del pomeriggio, ci sarà anche quello di Claudio Paglieri, massimo esperto nel mondo articolato dei vetri, dal titolo “Fare prodotti innovativi che mettono al centro le persone: involucri trasparenti per oggi e per domani”.

D. Chiediamo a Claudio Paglieri: come è evoluto il vetro nel corso dei secoli?

Il vetro venne scoperto per caso un mattino di 5000 anni fa, su una spiaggia fenicia, quando, tra i resti di un fuoco, venne trovata una massa trasparente.

Questo è dovuto al fatto che la composizione chimica del vetro è fondamentalmente 72% silice (sabbia), 13 % soda, 10% calce.

Una volta scoperto il vetro e la sua magia di rendere trasparenti materiali che non lo sono, si incominciò a pensare  al suo possibile utilizzo ed  intorno al I° secolo a.C. in Palestina, venne  introdotta la tecnica della soffiatura.

Durante l’impero romano la tecnica fu continuamente migliorata: si iniziarono a produrre le prime sfere, gli otri, i dischi in vetro ed i cilindri, ma fu solo nel 1700 che Saint Gobain mise a punto un metodo per la creazione di un bacino di pasta fusa dal cui tiraggio si ottenne una lastra.  

Un’altra forte spinta evolutiva fu data dagli americani della Libbey Owens (LOF)e della Pittsburg (PPG) che misero a punto la produzione di lastre di grande spessore e di qualità ottica elevata. La svolta definitiva la diedero gli inglesi della Pilkington che negli anni ’60, sfruttando la legge fisica per cui due liquidi di diverso peso specifico non si mischiano, inventarono il procedimento Float ovvero far correre il vetro, appena uscito in colata  dal bacino, su un bagno di stagno fuso  in modo che si  raffreddi senza le inevitabili ondulazioni date dai rulli in ceramica.

D. Che ruolo riveste oggi il vetro nell’architettura contemporanea in relazione al mondo dei serramenti in alluminio ad alta efficienza energetica?

Bisogna attendere fino ai primi del novecento per vedere la comparsa dei primi serramenti in alluminio che troviamo applicati in barre di grosso spessore in alcuni palazzi pubblici degli anni ’30 dove i capitolati impongono spessori e pesi importanti.
In boom arrivò successivamente, negli anni ’70, rappresentando la soluzione per eliminare la manutenzione richiesta dalla classica finestra in legno.  

Dopo aver fatto questo breve preambolo sui serramenti, si può ben dire che l’architettura è stata da sempre condizionata dallo sviluppo del vetro, infatti, nell’antichità, più le lastre diventavano grandi, più aumentavano le dimensioni delle aperture nei muri dei castelli, delle case, dei palazzi.

Attualmente la tendenza architettonica è quella di avere grandi finestre dai profili sempre più sottili che lasciano ampio spazio al vetro senza tralasciare le alte prestazioni termo-acustiche della normativa vigente.

Penso però che nel settore dell’edilizia civile bisognerebbe fare un ulteriore salto dove il vetro diventi parte strutturale della finestra che non deve più solo contenerlo ma ne sia un “tutt’uno”, cosa che del resto già accade negli apribili delle curtain-wall con vetro incollato strutturalmente.
In questo caso si potrebbe sfruttare l’eccezionale isolamento termico del vetro sottovuoto (altra legge fisica per la quale nel vuoto il calore non si trasmette), ad una struttura interna leggera e performante.  

Fresia Alluminio ancora una volta sceglie di promuovere “il fare” come vero motore del cambiamento che non può fermarsi nè essere arrestato ma anzi va conosciuto e condiviso perché costruire il futuro nell’edilizia sarà sempre più all’insegna della cooperazione sinergica e sostenibile di tutti gli elementi in gioco.

  • Durante l’incontro sarà presentato Accademia Piemonte, il nuovo strumento della Regione Piemonte che permette alle imprese di ottenere contributi a fondo perduto per formare il proprio personale.
  • Verranno riconosciuti n. 4 Crediti Formativi Professionali (CFP)
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10 settembre 2026